mercoledì 10 dicembre 2008
Sciopero Generale
Thyssenkrupp, un anno dopo
Bruciarono vivi.
L'episodio fu paradigmatico di un'amara realtà che attanaglia il nostro Paese, quella delle Morti sul Lavoro. Più di 1000 l'anno. Il doppio degli omicidi.
Negli ultimi giorni non ho potuto non notare con piacere come all'anniversario sia stata dedicata molta attenzione, con specifiche trasmissioni di Ballarò e di L'infedele.
Ci sono cose che fanno gelare il sangue. L'azienda, la stessa che ha lasciato morire sette dei suoi lavoratori in questa maniera ORRENDA, non facendo nulla per garantirgli la sicurezza che meritano, fa tanti utili da farmi, personalmente, schifo. 3 miliardi di Euro nell'ultimo anno. L'economia di una Regione tra le più ricche. E con tanti soldi, non si degnavano di ricaricare gli estintori.
Le 7 famiglie distrutte, poi, sono qualcosa che dovrebbe indignare ben più di quanto fa.
Si dice che da allora, qualcosa è cambiato. A Ballarò (dove era presente il Presidente di Confindustria Siciliana, quello che espelle i suoi colleghi che pagano il pizzo...Magari gli imprenditori italiani fossero davvero come lui. L'eccezione conferma la regola, purtroppo), a L'Infedele, si diceva che qualcosa era cambiato anche nella cultura d'impresa. E sicuramente in quella istituzionale. Ma è davvero così?
Ripenso ad alcune cose che ho visto, da un anno a questa parte, dopo la tragedia. In quei giorni, proprio a Ballarò, furono spesso presenti vari esponenti della dirigenza nazionale di Confindustria. La loro prima preoccupazione non era quella di fare autocritica, di rendersi conto di cosa nel loro mondo era MARCIO (perchè una cosa è certa, il pesce quando puzza, puzza dalla testa. E quindi se c'è una tale piaga, le cause vanno ricercate nel manico), cosa era da correggere. Macchè! La loro unica preoccupazione era quella di non far si che quell'episodio non spingesse il Governo a dare ai lavoratori un po di precarietà in meno e qualche diritto in più! "Un irrigidimento del mercato del lavoro", come lo chiamano loro...Della Valle (che passa per progressista...Sic!) liquidò la questione dicendo che bisognava semplicemente aumentare i controlli...
Quando Damiano fece il minimo che poteva fare, una legge che quantomeno puniva in maniera più severa chi non rispettava le norme di sicurezza, Montezemolo&c. sono letteralmente insorti, e con essi l'allora Opposizione (oggi maggioranza)...Mentre sul resto, su un'abolizione del precariato per i lavori pericolosi (cosa che Damiano aveva promesso su spinta della Sinistra), su maggiori investimenti ecc. non s'è visto nulla (ok, il Governo Prodi è caduto...Non so cosa sarebbe successo, altrimenti...).
Dopo che ci si era tanto sgolati, nel dire che lo Straordinario uccide, che l'eccesso di ore lavorate rendeva matematico un aumento degli infortuni, una delle prime cose fatte dal nuovo Governo è stata quella di incentivare gli straordinari (con risultati ridicoli, peraltro, ma questo è un altro discorso).
Quando la Thyssen ed i suoi Manager sono stati rinviati a giudizio per omicidio (cosa che a me sembra davvero il minimo! Ha ragione la sorella di una delle vittime, che ha detto a Ballarò che questa gente merita una condanna a vita, come quella che hanno subito i lavoratori, che la vita l'hanno persa, ed i loro familiari, che se la son vista rovinata!), allora apriti cielo! I magistrati sono stati attaccati da Confindustria, dal Governo, e anche da vari "pensatori" (Sic!), tra cui un cosiddetto "ex collaboratore di Marco Biagi" (che secondo me si rivolta nella tomba, essendo anche lui vittima di omicidio...), che ha definito la cosa "assurda" ed ha dichiarato al Corriere della Sera (questo è solo il link su cui ho ritrovato l'intervista) che "così si trasformano i manager in criminali"!
La legge di Damiano che ha inasprito le pene per mancato rispetto delle regole sulla sicurezza (legge che un po ha funzionato, dato che nell'ultimo anno le morti sul lavoro sono calate, anche se ancora troppo poco...), è continuamente sotto attacco di Sacconi, che da mesi annuncia di volerla cambiare.
Ed alla fiaccolata in memoria delle vittime di Torino, Governo assente, Confindustria assente, Unione Industriali di Torino assente.
Siamo proprio sicuri che la lezione che ci è stata data dalla tragedia della Thyssenkrupp, come da tutte le tragedie che si ripetono OGNI GIORNO, sia stata recepita, abbia realmente portato una nuova e più giusta cultura?
Un anno fa accolsi con rabbia la notizia della tragedia. A questa rabbia, adesso, si aggiunge quella che provo ora, nel vedere quante cose continuino a non cambiare, mentre chi Lavora continua a morire!
Riposate in pace, eroi.
WWW.CADUTISULLAVORO.IT
sabato 29 novembre 2008
In alto a Sinistra
Ieri ed oggi ho partecipato a due iniziative in tal senso, tenute a Bari. La prima è stata quella organizzata da Sinistra Democratica Puglia, che ha visto la partecipazione del nostro Coordinatore Nazionale Claudio Fava, per dare nuova spinta al nuovo soggetto. La seconda, in cui è intervenuto anche il Presidente della Regione Vendola, era più "strettamente barese" (ho fatto un po l'ospite!), ed era la costituzione dell'Associazione "La Sinistra per Bari", il cui slogan era "in Alto a Sinistra", titolo già usato da noi a Chianciano per il nostro Congresso Nazionale, ad indicare la volontà di riportare la Sinistra dove merita. In alto.
Entrambe le iniziative hanno visto una partecipazione alta, al di sopra delle aspettative. La cosa fa ben sperare: la gente ha ancora voglia di partecipare. Ha ancora voglia di Sinistra.
Noi di SD di Trani abbiamo fatto un pubblico appello perchè si possa procedere in questo senso anche a Trani. Nei prossimi giorni si dovrebbe cominciare a fare qualcosa in tal senso. Mi auguro che possa partecipare tanta gente che magari s'è allontanata dalla Politica (e dalla Sinistra) in passato. E' ora, come abbiamo scritto nel Comunicato, che si riprendano il loro posto.
domenica 23 novembre 2008
Ciao, Sandro
Ieri Sandro Curzi ha lasciato questo mondo terreno. Una grande perdita da tutti i punti di vista. Un maestro di giornalismo e di televisione, un esempio di militanza, di passione (per ideali simili ai miei), e di onestà.
Oggi sono in molti a rendere onore alla sua memoria. La cosa mi fa piacere, perchè lui se lo merita. Spero che siano in molti a cercare anche di seguire il suo esempio. Perchè di gente come lui c'è estremo bisogno, in questo Paese.
Ciao Sandro. Ci mancherai.
venerdì 7 novembre 2008
A Castelvolturno in tanti contro la camorra. Da Castelvolturno per cominciare a ricostruire la Sinistra
Tratto da Sito Nazionale SD
“La camorra è una montagna di merda.” Segnalata anche da questa frase secca, che riproduce l’antico ma sempre vivo, e vero, grido di battaglia di Peppino Impastato contro la mafia, si è tenuta a Castelvolturno l’iniziativa di Sinistra democratica contro la camorra. Una iniziativa che esprimeva, insieme, anche una esortazione e una speranza : “Facciamo neri i camorristi”.
Castelvolturno, una terra di frontiera impastata di paura e violenza, dove lo stato può essere solo nemico o tutt’al più estraneo, e comunque un’entità di cui si fa fatica a percepire presenza e poteri. Anche adesso, con la presenza dei militari in mimetica e armi spianate agli incroci che portano in città.
Qui, nel cuore del sistema di potere dei casalesi, dove si è scatenata la violenza feroce dei loro gruppi di fuoco, da ultimo con la strage efferata che ha mietuto le vite di sei immigrati, Sinistra democratica ha voluto testimoniare la propria vicinanza a Roberto Saviano e l’impegno per la legalità e la democrazia in una terra martoriata dalla criminalità .
Un impegno non semplice, che produce già in mattinata le prime reazioni: manifesti bruciati o imbrattati con scritte volgari contro Roberto Saviano nella vicina Villa Literno.
Eppure, come forse non ti aspetti, nella piazza principale davanti al municipio di Castelvolturno non si vedono ombre ma persone in carne ed ossa, militanti di Sd, da Napoli e da tutta la Campania, e persino una trentina di compagni e compagne che arrivano dai Castelli romani, ma anche semplici cittadini. E qualche provocatore, che ancora vorrebbe impedire di affiggere i manifesti che annunciano la manifestazione.
La sala del consiglio comunale è presto piena: c’è risposta. Il timore, non del tutto infondato, che una terra di camorra sia off limits per un’ iniziativa democratica si dissolve.
Ci sono, e portano la loro testimonianza, diversi amministratori locali della zona. C’è l’accusa forte, vibrante, di Rosalba Scafuro, assessore di Sd nella giunta di Castelvolturno fatta segno di atti di intimidazione nei giorni scorsi, che denuncia la pervasività del sistema camorristico fatto anche dei mille rivoli delle attività economiche sul territorio, con le quali è pressoché impossibile non entrare in qualche modo in contatto. Un sistema che condiziona, impone balzelli, inquina la vita delle persone senza che sia possibile resistere se non si ha alle spalle la presenza dello stato, di istituzioni credibili, di amministratori liberi.
Il capogruppo regionale di Sd, Tonino Scala, rivendica la battaglia contro l’esclusione sociale, che passa in Campania dalla difesa del reddito di cittadinanza minacciato dai tagli al bilancio regionale, come momento fondamentale del contrasto alla criminalità organizzata .
E ancora, il prof. Amato Lamberti, della direzione regionale di Sd, già presidente della provincia di Napoli, parla della miopia che porta a presumere di combattere la camorra con l’invio di militari. Più che un valido sistema di contrasto, l’ espressione di un forte deficit culturale e della sottovalutazione del nesso inestricabile tra criminalità e degrado sociale. Paolo Beni, presidente dell’Arci, ricorda invece il valore del lavoro come garanzia di libertà e autonomia delle persone, attuazione vera dei principi di solidarietà sociale garantiti dalla Costituzione repubblicana e antidoto alle forze dell’ antistato.
Roberto Natale, presidente della FNSI, suscita commozione e un lungo applauso quando ricorda la figura di Giancarlo Siani, il giornalista del Mattino caduto sotto il piombo della camorra a ventisei anni, nel 1985. Natale afferma che l’Italia è l’unico paese dell’occidente in cui si verifica un attacco costante e violento della criminalità contro il giornalismo e la libera informazione. Una stampa indipendente, una informazione che non sia vassalla del potere politico costituiscono per Natali il vero presidio democratico contro i poteri malavitosi. Il presidente della FNSI ricorda ancora la domanda angosciata di Rosaria Capacchione, la cronista della redazione casertana del Mattino, più volte minacciata e che vive sotto scorta, che si chiede perché fosse l’unica giornalista presente in aula a seguire il processo dei casalesi, mentre ai processi che riguardano i fatti di cronaca come quelli di Cogne o Perugia i giornalisti sono tanti da non riuscire ad entrare fisicamente nelle aule: il segno della distorsione del sistema dell’informazione di questo paese, che si manifesta anche nella geografia della proprietà dei mezzi di informazione.
E’ Moni Ovadia a riscuotere il largo assenso della platea quando attacca e denuncia la strumentalità e la rozzezza del razzismo, vera arma di distrazione di massa nelle mani di politici reazionari. Ovadia rievoca la celebre frase di Goering: per convincere un buon contadino tedesco ad imbracciare il fucile occorre convincerlo che un pericoloso nemico minaccia i confini. Allo stesso modo per paralizzare la volontà di opposizione e la capacità critica non c’è dispositivo politico più efficace del razzismo. Se non fosse peraltro che il razzismo ha colpito pesantemente, e a lungo, anche gli italiani, e non solo quelli del sud. Ai tempi della massiccia emigrazione italiana negli USA, nota Ovadia, anche Bossi e Borghezio sarebbero passati per esponenti di una razza non bianca, prossima a quella nera, e quindi potenzialmente pericolosa. Ovadia conclude ricordando le parole del pastore luterano Dietrich Bonhoffer, con le quali si ammoniva che quello che viene riservato agli altri e sembra non riguardare noi un giorno potrebbe toccarci da vicino.
Chiude Claudio Fava. E’ un intervento appassionato il suo, che rievoca la battaglia di Peppino Impastato, che già giovanissimo sfidò la mafia di Cinisi, lui, che pure era figlio di un mafioso. Come sfidarono il potere dei Greco, la potente famiglia mafiosa di Palermo, i giovanissimi studenti del liceo di Ciaculli che li invitarono a viso aperto a lasciare il loro feudo. Il senso è che solo una forte resistenza civile e democratica, solo l’impegno senza ombre di chi governa e di chi fa politica incide sulla lotta alla criminalità. Ombre che invece si allungano su un governo che conta tra le sue file il sottosegretario all’economia Cosentino, indicato da collaboratori di giustizia in stretti rapporti con il clan dei casalesi.
La manifestazione si conclude con l’ incontro tra una delegazione di Sd, tra cui lo stesso Fava, Gloria Buffo e Arturo Scotto, e gli immigrati del centro di accoglienza di Castelvolturno e con un intervento di Jean René Bilongo, che è componente del consiglio nazionale di Sd e a Castelvolturno vive. Bilongo, sull’onda delle grandi manifestazioni dell’11 e del 25 ottobre e della straripante vittoria di Barack Obama alle presidenziali americane, auspica l’inizio di una fase politica nuova anche nel nostro paese.
Una giornata importante, insomma, che apre alla speranza e al riscatto anche in una terra senza luce come è stata finora Castelvolturno e il litorale domizio. Una giornata che rafforza la convinzione che la lotta alla criminalità organizzata resta un elemento centrale e qualificante anche nel percorso che porta alla costruzione di una soggettività della sinistra unita e rinnovata .
*Sd Napoli
Posted using ShareThis
mercoledì 5 novembre 2008
Auguri Obama. Ma non m'illudo
Tutti i sondaggi dicono che sarà Obama.
Negli ultimi tempi, tutto il mondo politico italiano fa la corsa ad accaparrarselo, a definirsi uguale a lui. Persino berlosco, che è stato un cagnolino di Bush. Non mi unisco al coro.
Intendiamoci, spero fortemente che vinca lui. E da tempi non sospetti. Da quando molti "riformisti" lo ritenevano inadatto, e si riempivano la bocca di parole di appoggio alla candidatura di Hillary Clinton.
Per gli Usa, è assolutamente la miglior candidatura possibile. Nel suo programma, ci sono cose che in Europa non mettono in dubbio nemmeno molte forze di destra (si pensi ai gaullisti francesi o alla CDU tedesca), ma che per gli Usa sono una svolta importantissima.
Vuole la fine della guerra in Iraq. Una guerra che lui, diversamente non solo dai Repubblicani, ma anche dalla maggioranza dei Democratici (compresa la Clinton, e compreso quel Kerry che è stato candidato nel 2004), non ha mai votato.
Vuole la sottoscrizione di Kyoto, che 8 anni di Bush hanno azzoppato.
Vuole una Sanità Pubblica, cosa che vari Presidenti "Democratici", Clinton compreso, non sono mai stati nemmeno vicini a fare (la "commissione" di Clinton fece quasi subito una triste fine...).
Quindi, non solo una svolta rispetto ai Repubblicani, ma anche un'anomalia nel suo stesso Partito. Tanto che inizialmente temevo che, boicottato da alcuni dei suoi, facesse la fine di McGovern. Pare che andrà diversamente, per fortuna. Anche se qualcuno, meno di quanti si poteva temere, tra i Democrats, ha effettivamente giocato contro. All'inizio della Campagna Elettorale, gli "Hillary Supporters for McCain" abbondavano...
E poi, McCain e la Palin sono davvero impresentabili. McCain vuole rimanere in Iraq per 50 anni. La Palin s'è detta "pronta alla guerra con la Russia". No, per piacere, no.
Infine, un Presidente Nero sarebbe un segnale ottimo, per il Mondo intero.
Quindi, Auguri Obama, e spero con tutto il cuore che vinca.
Ma non m'illudo. Lasciando perdere i ridicoli cartelloni che i suoi rivali hanno messo in giro per l'America, accusando di essere "Socialista" (MAGARI!!! Anche se poi per "Socialismo" chissà che intendono...), non credo, come pensano in molti, che con Obama ci sarà "l'Europeizzazione dell'America", e politiche che, se non "Socialiste", siano almeno "Radicali". Per avere qualcosa del genere, negli Usa, non basta un Obama. Ci vorrebbe un cambiamento di quel fallimentare sistema politico basato su "Democratici e Repubblicani". Se i Repubblicani sono qualcosa di vomitevole, i Democratici più di tanto non possono fare, non sarebbero più loro. E se da Obama i cambiamenti positivi dobbiamo aspettarceli, più d'una volta da suoi predecessori del suo stesso Partito abbiamo assistito a cose come la guerra in Vietnam (Kennedy-Johnson), i bombardamenti a Paesi del terzo mondo per distogliere l'attenzione da questioni interne (Clinton), ed a nessun cambiamento reale.
Da Obama alcuni cambiamenti, anche importanti (anche se, ripeto, son cose che in Europa farebbero anche alcune forze conservatrici), come ho detto sopra, dobbiamo invece aspettarceli. D'altro canto, ci sono anche altri aspetti, che qualcuno dimentica. Ammira Reagan. Ha imbarcato, nella sua "futura eventuale squadra" gente come Colin Powell (Repubblicano Doc ed ex Consigliere di Bush). Ha l'appoggio di varie Corporation non molto raccomandabili. La sua "ricetta per l'Economia", udite udite, è il taglio delle tasse (al 95% della popolazione. Per il restante 5% le cose potrebbero cambiare...). E poi, la sua parola d'ordine è "Non esiste un'America così ed un'America colà, solo gli Stati Uniti d'America". Che è splendido, e lo sottoscrivo appieno, quando dice "non c'è un'America Nera ed un'America Bianca", viene da abbracciarlo (userei questo slogan per l'Italia). Ma quando dice "non c'è un'America liberale ed un'America conservatrice", beh...E' cerchiobottismo puro. Ed Iraq a parte, la sua politica estera nelle "zone occupate" (Afghanistan in testa) potrebbe essere persino più dura di quella di Bush (come lo sarebbe anche quella di McCain).
Quindi AUGURI OBAMA, che tu possa vincere. E' qualcosa che spero da sempre. Ma non m'illudo. L'America resta l'America. E se Obama qualche miglioramento potrà farlo, su due-tre questioni anche importanti, i connotati di un Paese che ha mille difetti non potranno cambiare più di tanto. Non finchè ci sarà quel sistema politico un po imbastardito.
martedì 4 novembre 2008
90 anni fa terminava l'inutile strage...
Un massacro come non se n'erano mai visti prima (purtroppo se ne vide uno ancor peggiore, qualche decennio dopo...). "Inutile Strage" l'aveva definita Papa Benedetto XV (il predecessore, nell'uso di quel nome, dell'attuale Papa). Ed aveva assolutamente ragione.
L'Italia aveva già avuto il Trentino in offerta dall'Austria per restare fuori dalla guerra. Non era così difficile riuscire ad arrivare ad ottenere i territori attualmente italiani.
Invece un Governo miope, sordo agli appelli del Papa come all'opposizione di Socialisti, Popolari e Giolittiani, decise che non potevamo proprio rimanerne fuori. La propaganda interventista definì i pacifisti come degli inetti. E ad essa si unì anche un certo membro del Partito Socialista, di cui dirigeva l'organo ufficiale, che tutt'a un tratto decise di dissociarsi dalla linea del Partito, violentemente, e ne fu per questo espulso. Passò a fondare "Il Popolo d'Italia", ottenne l'appoggio di molti imprenditori e si spostò sull'estrema destra, dalla quale avrebbe poi fondato un movimento politico. Il movimento si chiamava "fascismo", e l'esponente politico si chiamava Benito Mussolini.
Migliaia e migliaia di RAGAZZINI, più giovani di me, furono mandati sull'Isonzo e sul Carso, a morire in un carnaio terrificante. Si arrivò a chiamare alle armi persino i nati nel 1901, quasi dei bambini.
Molti di loro non ci misero molto, a capire cos'era la guerra. Ma non gli era permesso nemmeno lamentarsene mentre scrivevano alle famiglie. Rischiavano grosso. Già il Generale Cadorna li riteneva degli inetti, e scaricava su di loro (comportandosi di conseguenza, con loro) le colpe di eventuali sconfitte. Quando non ce la facevano (ed erano in molti), provavano a scrivere con l'inchiostro simpatico, o dietro i francobolli, cose tipo "Odio la guerra". In gran parte venivano scoperti. E passavano i guai.
Intanto in Italia c'era chi sulla guerra guadagnava. Eccome. Soprattutto i nostri imprenditori, che già allora in una cosa erano maestri: nel fare gli speculatori. Erano stati "il cuore pulsante" del fronte interventista. E su quel massacro seppero fare affari d'oro.
Non altrettanto "affare" fu per l'Italia, invece. Ci rimettemmo parecchio, economicamente. I debiti di quella guerra abbiamo finito di pagarli nel 1988. Ma soprattutto ci rimettemmo migliaia e migliaia di vite umane. Il numero noto è 650.000, i morti sul campo di battaglia. A questi si devono aggiungere tantissimi prigionieri degli austro-tedeschi, i quali, sull'orlo della sconfitta, non se ne potevano occupare, nè ricevevano aiuto da un Paese, il nostro, che li considerava "vili e disertori", e morirono, in molti, di fame o di freddo (vedi http://cronologia.leonardo.it/storia/a1918y.htm ).
A guerra finita, il Paese era nel caos. Un caos che produsse, poi, il fascismo. Che ci portò verso un'altra tragedia, più grande della prima.
In tutto il Mondo, più di 15 milioni di morti, tra militari e civili. Con varie altre conseguenze che purtroppo conosciamo bene.
90 anni dopo, vorrei vedere un ricordo di quell'evento che dica quanto sia brutta, insensata e schifosa la guerra. Magari una riflessione su quanta gente abbiamo mandato a morire in quella terribile maniera.
E' davvero brutto, molto brutto, vedere invece che questo Paese ricordi la cosa solo con tanta, tanta retorica militarista.
P.S.: Alcune cose che ho citato, le ho prese dal Documentario "Storia Proibita delle Guerre Italiane", che ho visto su History Channel un paio di mesi fa. Guardatelo, se lo rimandano...